Darwin Wiggett e Samantha Chrysanthou spiegano passo passo la loro tecnica per dipingere con il tempo

2012-12-03
dwtime
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Quello che state per leggere è un estratto dell’ultimo eBook di Darwin e Samantha intitolato “filtri avanzati per la fotografia naturalistica digitale”.

Da buon paesaggisti, amiamo catturare la luce durante l’ora “magica”, ovvero appena dopo l’alba e poco prima del tramonto. Ma il bello di questa bassa, scremata, luce calda è che spesso rende le nostre foto più eteree e permette esposizioni che vanno da alcuni secondi a parecchi minuti.

La lunga esposizione permette di catturare la luce che incontra la terra per creare effetti non visibili ad occhio nudo. Tutto ciò che si muove, come acqua che scorre, erba che ondeggia e nuvole che svolazzano, assumono un non so che di surreale e pittorico.

Nel corso degli ultimi anni, abbiamo sperimentato lunghe esposizioni anche in pieno giorno con varie combinazioni di filtri.

Ecco alcuni esempi di come si dipinge con il tempo.

Darwin ha scattato la foto qui sopra nel vecchio fienile sulla Penisola del Niagara in Ontario con la Canon 1Ds Mark II e obiettivo 24-70mm f2.8, impostata su una lunghezza focale di 37mm. Ha usato un polarizzatore Singh-Ray Warming LB e 4 stop con filtro ND solido per ottenere 1 secondo di esposizione a f/16 nel bel mezzo di una giornata di sole.

Gli strumenti giusti
La chiave per effettuare queste lunghe esposizioni durante il giorno è quella di ridurre la luce che arriva all’obiettivo, e il modo più semplice per farlo è utilizzare un filtro neutro-densità (ND). Questi filtri sono disponibili a differenti gradazioni, partendo da 1 f-stop fino a 10 f-stop. Questo potrà essere avvitato alla parte anteriore della lente o posto in un portafiltro attaccato alla lente. I due filtri ND che usiamo di più sono il Singh-Ray Vari-N-Duo ed il Singh-Ray George Lepp 4 stop. Il primo è un filtro con aggancio a vite che permette di scattare da 2 a 8f-stop di densità variabile, in più ha i vantaggi di un polarizzatore. Il secondo è un filtro drop-in disponibile per supporti P, Z, o X-series.

Samantha ha scattato questa seconda immagine del lago Abraham e del Monte Michener in Alberta con la sua Nikon D300s dotata di obiettivo Nikon 17-55 f2.8 e lunghezza focale di 18mm. Ha usato un polarizzatore Singh-Ray Warming LB, un filtro Singh-Ray a 4-stop ed un hard-step ND Grad a 2-stop, per ottenere un esposizione di 4 secondi a f/14. Nelle nostre fotografie paesaggistiche, utilizziamo quasi sempre un polarizzatore. In effetti, senza quest’ultimo non potremmo immaginare di fare fotografie paesaggistiche professionali. Un polarizzatore riduce il riflesso dei colori più saturi e più accesi, come ad esempio un cielo azzurro ed aggiunge circa 1 o 2 stop di densità neutra.

Utilizzando il portafiltro con un filtro ND solido a 4-stop, più un polarizzatore, si ottiene un totale di 5 o 6 f-stop di riduzione della luce. Questo binomio è difficile da battere. Spesso aggiungiamo anche un filtro grad ND a questo binomio per attenuare la luce dei cieli luminosi, senza però oscurare ulteriormente la parte in primo piano.

L’immagine seguente che mostra il Crocus in primavera al Bow Valley Provincial Park in Alberta è stata scattata da Samantha utilizzando una Nikon D200 con obiettivo 17-55 f2.8 impostato a 17mm. Ha scelto un polarizzatore Singh-Ray Warming LB, un filtro ND Singh-Ray a 4 stop ed un filtro hard-ND grad Singh-Ray a 2-stop per ottenere un tempo di posa di 13 secondi a f/16. Il filtro ND da utilizzare, dipende dall’obiettivo e dalla vostra intenzione di combinarlo con altri filtri.

Con i nostri obiettivi 70-200 o 300mm usiamo spesso il filtro Vari-N-Duo semplicemente perché si avvita all’obiettivo e ci dà sia vantaggi di polarizzazione che di effetti ND. Con gli zoom grandangolari, il profilo del filtro Vari-N-Duo (o di un altro filtro a densità variabile) è spesso causa di vignettature con impostazioni zoom di 35 mm o più per le fotocamere full-frame e con impostazioni di 24mm o più su fotocamere con sensori più piccoli.

Avvitargli sopra altri filtri non fa che aumentare il problema. La nostra soluzione preferita per i nostri obiettivi grandangolari è semplice. Usiamo la Z-Pro che ha le dimensioni del filtro progettate per filtri più grandi, 4×6 pollici. Questo supporto è di enorme aiuto con i filtri più grandi e impedisce la maggior parte dei problemi di vignettatura. La nostra combinazione preferita per la pittura con il tempo è la Singh-Ray Polarizzatore Warming LB su supporto Z-Pro da montare in combinazione con un filtro ND Lepp George a 4-stop 4×6 pollici.

Oltre ai filtri, un altro ingranaggio essenziale è l’utilizzo di un treppiede solido e robusto per effettuare le lunghe esposizioni. Utilizziamo anche un telecomando senza filo per lo scatto e l’impostazione che fa chiudere lo specchio prima dello scatto reale dell’otturatore, questo al fine di evitare le vibrazioni che potrebbero essere prodotte dal movimento dello specchio durante lo scatto. Se il treppiede non è su terreno stabile, appendere una borsa di rocce o sabbia alla colonna centrale per stabilizzarlo.

La tecnica giusta
Siamo alla ricerca di scene con alcuni elementi in movimento, come acqua che scorre, erba che si muove con il vento o le nuvole che galleggiano in cielo, in combinazione con altri elementi immobili, come ad esempio una recinzione, alberi, o rocce. Dobbiamo comporre la scena e mettere a fuoco nel modo corretto a seconda del paesaggio, il più delle volte dovendo mettere a fuoco manualmente con il live view per essere più precisi (nota: questa operazione di messa a fuoco è da effettuare prima di inserire il filtro sull’obiettivo). Se usiamo l’AF, lasciamo che la macchina metta a fuoco e poi passiamo in modalità manuale, perché, una volta che monteremo il filtro, la scena risulterà troppo buia perchè la fotocamera possa rifare la messa a fuoco automatica in modo corretto.

Si comincia con il polarizzatore warming LB inserito nel portafiltri, ruotate il filtro in modo da ottenere il massimo effetto. Inseriamo poi il filtro Solid ND a 4-stop nello slot del portafiltri più vicino al polarizzatore per impedire alla luce estranea di rimbalzare tra i due filtri. Per determinare l’esposizione, impostate la macchina fotografica in modalità “priorità diaframma” e settate su apertura minima per ottenere la massima profondità di campo e tempi di esposizione più lunghi.

L’immagine del lago Abraham qui sopra è stata scattata con una Canon 1Ds Mark III con obiettivo Canon TS-E 24 mm tilt-shift a f/3.5. Ho scelto un polarizzatore Singh-Ray Warming LB con filtro Solid ND a 4-stop ed un filtro Grad ND a 2-stop per 30 secondi di esposizione a f/14. Noi tendiamo ad usare aperture delle lenti che vanno da f/16 a f/22, poichè le prestazioni dell’obiettivo soffrono molto ad aperture minori per via della diffrazione. La luce intensa che entra nell’oculare può indurre il misuratore elettronico della fotocamera a sottoesporre, per permettere all’otturatore oculare di bloccare la luce prima dell’esposizione. È tuttavia possibile tappare l’oculare manualmente per evitare che la luce filtri all’interno.

La maggior parte delle reflex digitali possono effettuare esposizioni fino a 30 secondi. In pieno giorno, a 100 ISO, si possono effettuare esposizioni di circa 1 secondo a f/16 con un polarizzatore ed un filtro ND a 4-stop, per cui la fotocamera non avrà problemi a calcolare l’esposizione (in questo caso assicuratevi di coprire manualmente l’oculare della fotocamera per ottenere un’esposizione corretta!). Nelle giornate nuvolose, o durante l’ora “magica”, si possono avere esposizioni che vanno dai 4 ai 30 secondi a f/16. In caso di scatti a orari più bui, dovremo essere noi stessi, correggendo le varie impostazioni a capire quale esposizione utilizzare.
Ecco come: dobbiamo semplicemente aprire il diaframma finché non avremo una velocità di scatto di 30 secondi. Ad esempio, ad esempio un’indicazione di esposizione per un tempo di 30 secondi è con f/5.6.
Ora, per ogni stop che chiudiamo del diaframma, dobbiamo raddoppiare il tempo in cui l’otturatore rimane aperto per ottenere la stessa esposizione. Per cui, a f/8, il tempo di posa diventerebbe di 60 secondi; a f/11, sarebbe di 120 secondi, e a f/16, sarebbe di 240 secondi (4 minuti).

Per ottenere una esposizione di 4 minuti bisogna impostare la fotocamera in modalità BULB ed utilizzare un cavo per lo scatto che tenga aperto l’otturatore (oppure un telecomando wireless). Tenete un orologio a portata di mano, anche se molte delle fotocamere digitali più recenti visualizzano il tempo trascorso sul display LCD mentre la fotocamera sta esponendo.

Noi personalmente non abbiamo mai avuto problemi di rumore di fondo, se non per esposizioni superiori a 15 minuti. Utilizziamo sempre ISO bassi e, per la nostra esperienza sia con Canon che con fotocamere digitali Nikon, il rumore è un problema solo se le immagini sono sottoesposte e poi pesantemente manipolate in post-produzione. Mantenete l’istogramma leggermente sbilanciato verso destra, ma non troppo, in modo che mostri ancora dettagli nelle ombre. Solitamente spegniamo l’impostazione per la riduzione del rumore in-camera perchè troviamo che abbia pochi benefici e porti via tempo prezioso durante le riprese. Qui sotto potete ammirare l’immagine del Lago Waterfowl a Banff National Park in Alberta, che ho ottenuto con la mia Canon TS-E 24 f3.5L equipaggiata con un filtro polarizzatore Singh-Ray LB Warming, un filtro solid ND a 4-stop ed un filtro Grad ND a 2-stop. L’esposizione era di 59 secondi a f/14.

Per la fotografia a lunga esposizione come per qualsiasi altra fotografia sono la buona luce, la composizione stellare, e la tecnica solida a determinare il successo dei risultati. La differenza è che quando si dipinge con il tempo, l’esposizione ci apre un nuovo modo di vedere il mondo naturale, un mondo dominato dal movimento e dal ritmo.

Per ulteriori informazioni: www.oopoomoo.com

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