Lezione 43 – Distanza Iperfocale

2012-10-12
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La distanza iperfocale è una misurazione fondamentale in fotografia, perché permette di calcolare la distanza minima a cui una lente permette di mettere a fuoco tutti gli elementi compresi nel campo visivo fino all’infinito, offrendo la massima profondità di campo possibile (vedi Lezione 38 – Il Piano Focale… Che cos’è e come si gestisce! del corso di fotografia).

La distanza iperfocale è quindi una misura che lavora in diretta correlazione con la profondità di campo, perché questa si estende da metà della distanza focale fino all’infinito. Questo dato va anche calcolato in stretto rapporto con il tipo di strumentazione che si ha a disposizione, ovvero tiro la focale dell’obiettivo e il diaframma impostato; le grandezze in questo caso sono inversamente proporzionate, perché a una focale più corta corrisponde una zona di nitidezza più ampia che tende all’infinito, in questo caso la distanza iperfocale che si avvicina consentendo una messa a fuoco ottimale con quasi tutte le aperture di diaframma (obbiettivi grandangolari come per es. Il 18mm).

Questa misura viene usata principalmente nella fotografia panoramica, dove la nitidezza deve riguardare quanti più elementi possibili fino all’orizzonte, ovvero poco prima del’infinito: proprio per questo motivo si utilizza la distanza iperfocale, perché in questo modo si ottiene la massima nitidezza nella fotografia.

Per trovare la distanza iperfocale occorre eseguire un complicato calcolo matematico, che mette in rapporto la lunghezza focale con il diaframma e il cerchio di confusione: H=f(2)/NC, dove f sta per focale, N per il diaframma e c per il cerchio di confusione; pensare di dover fare un calcolo così complesso ogni volta che si decide di scattare una fotografia è impossibile, molti fotografi rinuncerebbero a trovare l’iperfocale, per questo motivo sono state elaborate delle tabelle con i risultati dei rapporti in modo tale che il fotografo possa farvi riferimento senza dover calcolare il tutto ogni volta; ma la tecnologia ha fatto di più, perché sugli smartphone e sui tablet più comuni è possibile installare delle applicazioni che, una volta inseriti i parametri desiderati calcolano in automatico la distanza iperfocale adatta alla fotografia in questione.

Tuttavia, questo parametro lo si può trovare anche sfruttando i mezzi che vengono messi a disposizione dagli obiettivi, che vengono incontro ai fotografi con dei riferimenti inseriti sulle corolle: gli obiettivi a focale fissa, infatti, dispongono dei riferimenti metrici di messa a fuoco che consentono di calcolare con precisione e immediatezza la distanza focale adeguata.

Spesso si confonde con nitidezza e messa a fuoco: sfruttando la distanza iperfocale non è detto che tutti gli elementi nitidi siano messi perfettamente a fuoco, ma verranno percepiti come tali dal nostro occhio che non è una macchina perfetta e che quindi non riesce spesso a distinguere quando un oggetto è fuori fuoco percependolo come nitido; nei cosiddetti cerchi di confusione che vengono sfruttati per il calcolo della distanza focale, infatti, i punti non sono perfettamente definiti, ma sono più che altro delle macchie dai contorni indefiniti, a patto che questi siano abbastanza piccoli, che cioè non superino i 0.25 mm quando l’immagine viene stampata in dimensione 20×30 centimetri.

Il campo di nitidezza quindi, anche se costituito da cerchi di confusione al di sotto di quella misura standard che per definizione non sono a fuoco, verrà percepito nitido; è impossibile scattare una fotografia in cui tutti gli elementi, posti su piani diversi dell’inquadratura, siano perfettamente a fuoco, si può ambire al massimo alla nitidezza: quando si imposta lo scatto, la messa a fuoco va fatta necessariamente su un oggetto o su un punto o su più punti, ma non è ancora possibile farla su tutti gli elementi compresi nel campo visivo, motivo per cui tutti gli altri elementi non godranno della messa a fuoco perfetta.

Ed è quindi qui che entrano in gioco la lunghezza di campo e la distanza iperfocale, perché puntando il fuoco su un oggetto posto sulla distanza iperfocale, tutti gli oggetti al di qua e al di la compresi nella lunghezza di campo saranno perfettamente nitidi all’occhio umano; solitamente la zona di nitidezza si estende un terzo al di qua, verso la fotocamera, e due terzi al di la del punto di messa e fuoco.

Facendo qualche esempio, se in macchina è stato montato un obiettivo da 75mm, uno degli obiettivi standard utilizzati dai fotografi, le tabelle indicano che, con diaframma regolato su f/11 e impostando la messa fuoco a 4 metri di distanza dalla lente la lunghezza focale si estenderà da una distanza di 3metri dalla lente fino ai 6 metri; se invece di f/11, il diaframma si imposta su f/6, mantenendo sempre 4 metri come distanza focale, i valori cambieranno notevolmente, con la lunghezza di campo che in questo caso sarà compreso tra i 3,5 metri dalla lente e l’infinito.

Nel secondo caso, con la lunghezza di campo all’infinito, la distanza di messa a fuoco è chiamata distanza iperfocale ed è unica per ogni combinazione. Qualcuno potrebbe dire che lo stesso risultato si può ottenere anche lavorando con il solo diaframma, ma non è del tutto vero, perché se è vero, come è vero, che più si chiude il diaframma più si estende la lunghezza di campo, ma non arriverà mai ad ottenere un campo di nitidezza come quello che si può ottenere sfruttando la distanza iperfocale.

La distanza iperfocale è utilizzata dai fotografi come supporto quando si trovano a dover necessariamente scattare in condizioni in cui non hanno il tempo di impostare preventivamente la messa a fuoco e quando devono effettuare scatti veloci in cui non c’è il tempo materiale per mettere a fuoco e ricomporre lo scatto. C’è da dire che non è possibile utilizzare questa tecnica quando in macchina sono montati obiettivi superiori ai 75mm, che rappresenta la focale massima con cui si ottengono buoni risultati; la focale più indicata è l’obiettivo cosiddetto “cinquantino”, ovvero il 55.

Con gli obiettivi chiamati teleobiettivi o con i medio-tele è una tecnica che perde tutto il suo senso viste le caratteristiche focali di queste due tipologie. Saper applicare alla perfezione questa tecnica è dunque fondamentale se si intende avvicinarsi alla fotografia paesaggistica e non è difficile da assimilare, l’importante è che si abbia chiaro il concetto di lunghezza di campo, distanza iperfocale e focale, perché poi per il resto, come già detto vengono incontro le tabelle standard, facili da usare, in cui è sufficiente abbinare ad ogni valore della focale quello dell’apertura del diaframma, per trovare la distanza in metri a cui stabilire la messa a fuoco ci vuole solo un po’ di manualità, che la si può apprendere solo con tanta esperienza sul campo, provando e riprovando fino a quando non si è assimilato alla perfezione il meccanismo; teoricamente tutto questo può apparire difficile, ma una volta che si passa alla pratica ci si accorge che invece sono passaggi semplici e quasi automatici.

Si tratta della base della fotografia, una delle tecniche che se applicate correttamente, fanno la differenza tra un fotografo e un bravo fotografo; il primo a sperimentare e utilizzare questo stratagemma è stato Ansel Adams, che ha fatto dell’iperfocale una delle caratteristiche peculiari delle sue fotografie; sono famosissime le sue foto in bianco e nero dei Parchi Nazionali d’America, scattate utilizzando quasi esclusivamente la distanza iperfocale. In fine è importante che vi ricordiate che la distanza iperfocale si calcola sulla reale lunghezza focale, il che significa che se avete una fotocamera full frame i valori riportati sul barilotto corrispondono ai valori reali, nel caso in cui abbiate un sensore APS-C dovrete moltiplicare il valore nominale del’obbiettivo per il valore di crop del vostro sensore per esempio Il valore 50mm reale su una sul frame Canon va moltiplicato x1.6 (valore di crop) sui modelli con sensori APS-C.

Ecco infine la tabella per calcolare correttamente le distanze iperfocali:

Commenti

  1. scritto da Marco Morresi il 26/11/2013

    Finalmente un articolo chiaro su questo argomento delicato! Una curiosità: la città raffigurata nella foto che è in copertina è Filottrano?

    • scritto da Fabio Raiteri il 02/01/2014

      Ciao Marco, ci hai preso in pieno è proprio Filottrano, grazie mille, cerchiamo sempre di fare articoli semplici ma che chiariscono bene i concetti principali, magari non sempre ci riusciamo ma facciamo del nostro meglio, considerando anche che come tu sottolinei alcuni argomenti sono un po ostici da far capire in un solo articolo..continua a seguirci

  2. scritto da Thomas il 03/10/2013

    Grazie Matteo della risposta, il concetto l’ ho capito, ora devo assimilare e soprattutto provare, ho messo a confronto il mio obbiettivo da 50mm con la tabella dell’iperfocale e penso ci debba lavorare un po’ per trovare l’esatto punto di riferimento nell’obbiettivo, visto che sono tutti numeri con decimi e centesimi che ovvhiamente non ho sull’obbiettivo. Immagino che il valore da rispettare deve essere il piu’ preciso possibile, ma nel caso si approssimasse il risultato sarebbe totalmete fuori fuoco oppure e’graduale e relativo in corrispondenza allo scarto di errore?

    Cordiali saluti e grazie.

    • scritto da Matteo La Porta il 04/10/2013

      Ciao Thomas,

      il concetto dell’iperfocale nasce sopratutto nel epoca del manuale quando quando tutti i valori andavano impostati a mano sull’obbiettivo e si aveva una scala di riferimento molto più attendibile.
      Già alla fine dell’era della pellicola con l’introduzione degli autofocus e di differenti automatismi gli obbiettivi hanno incominciato ad avere scale molto meno attendibili; oggi, nell’era del digitale, molte lenti entry level non presentano neanche la scala di distanze per la messa a fuoco, il che rende impossibile utilizzare la tecnica dell’iperfocale. Sugli obbiettivi più pregiati è invece ancora possibile con un certo margine di approssimazione che consente di ottenere ottime foto, il mio consiglio e comunque di fare un po’ di scatti mantenendo la fotocamera sul cavalletto e variando leggermente la messa a fuoco e non limitarsi a un solo scatto.
      Più conoscerai il tuo obbiettivo meno tentativi dovrai fare per trovare la giusta impostazione, alla fine per la fotografia panoramica non si usano più di 4 stop di apertura e lunghezze focali grandangolari.

      Ciao

      Matteo

  3. scritto da Thomas il 30/09/2013

    Innanzi tutto mi complimento per il sito e per la qualita’ degli articoli.

    Pero’ per me questo discorso e’ un po’ ostico appunto perche’ ho sempre saputo che minore e’ l’apertura focale, maggiore e’ la profondita’ di campo.
    Sapendo che utilizzo una macchina a pellicola con montato un 50mm, la tabella mi indica l’esatto contrario!

    Inoltre i miei dubbi che mi bloccano la capacita’ di comprensione e’ che un panorama distera’ dal mio punto di ripresa sempre piu’ di 80 metri, ancor meno probabile 3 metri, e prendendo di esempio la foto pubblicata dell’articolo, mi viene automatico pensare di mettere all’infinito e cercare l’ apertura piu’ chiusa possibile.

    Scusate se sono ottuso, ad ogni modo devo ancora provare, ma e’ teoricamente non riesco proprio ad assimilare il concetto

    Cordiali saluti

    • scritto da Matteo La Porta il 30/09/2013

      Ciao Thomas,

      qui mi sa che stiamo facendo un po’ di confusione, la lezione parla di Iperfocale, l’iperfocale è una tecnica che consente di far risultare a fuoco l’immagine dal primissimo piano fino all’infinito.
      La profondità di campo non può estendersi a coprire tutta quest’area ecco perché, pertanto è vero che chiudi il diaframma otterrai una maggiore profondità di campo ma al tempo stesso è molto probabile che se ti dovessi trovare a scattare una foto al mare con gli scogli che partono dal primissimo piano per arrivare alle barche situate sulla linea del orizzonte senza utilizzare la tecnica del iperfocale stai pure certo che per quanto tu chiuda il diaframma o, gli scogli in primo piano, o i battelli sul orizzonte risulteranno sfocati. L’iperfocale non è comunque un solo gioco di diaframma ma anche di lunghezza focale ed è un calcolo piuttosto complesso, per fortuna oggi con i moderni smartphone è possibile effettuare velocemente questo calcolo con applicazioni dedicate come “Exposure” o “Iperfocale”.
      Ti do un’ultima informazione che un buon paesaggista deve sempre ricordare, gli obbiettivi per quanto di ottima fattura e costosi alle aperture più estreme tendono sempre a perdere nitidezza e per questo motivo che solitamente, in questo tipo di scatto, non conviene mai spingersi sopra a f/18.

      Ciao

      Matteo

  4. scritto da angelo madella il 10/12/2012

    grazie Matteo la tua risposta è molto esauriente ne terrò calcolo,grazie Angelo

    • scritto da Matteo La Porta il 10/12/2012

      Prego Angelo,

      felice di esserti stato utile :-)

      Matteo

  5. scritto da angelo madella il 29/11/2012

    ti ringrazio della tua risposta terrò presente i tuoi insegnamenti,vedi Matteo io faccio esclusivamente foto in bianco e nero perciò di pazienza ne ho da vendere però alle volta quando si fà una misurazione pensi che tutto vada bene scatti ed invece ti trovi con un negativo sottoesposto e non ti dai pace per capire dove c’è lo sbaglio,alla mia eta ormai non mi rimane che la fotografia ecco il perchè mi sono imbarcato nell’iperfocale spero di ottenere il meglio, l’iperfocale del super angulon 47/5,6 xl qualè.grazie scusami del disturbo che ti reco.Angelo

    • scritto da Matteo La Porta il 29/11/2012

      Ciao Angelo,

      capisco benissimo il tuo dilemma ma con un esposimetro a luce diretta con un paio di misurazioni per il soggetto e altrettante per lo sfondo dovresti ottenere un valore accettabile, se poi ti piace realizzare scatti in bianco e nero con l’ausilio di filtri colorati puoi ottenere risultati eccezionali!
      Per una normale full frame l’iperfocale con un’ottica 47mm f/5,6 sarebbe 17mm ma nel tuo specifico caso visto che scatti con una 6×9 dovrebbe essere circa 6,36 metri.
      A questo punto attendo proprio di vedere qualche tua scansione!

      Ciao

      Matteo

  6. scritto da angelo madella il 26/11/2012

    ho comperato una Gaoersi 6×9/6×12 io la uso sul 6×9 priva di telemetro quindi la devo usare sull’iperfocale non essendo competente in materia mi rivolgo a lei per chiederle di darmi una dritta come usare nel migliore dei modi questa macchina,dimenticavo di dire che ha una ghiera di messa fuoco con inciso i numeri riguardanti i metri,fotografo con un super angulon 47/5,6 XL,qualche foto l’ho fatta ma voglio voglio il meglio,grazie mi scusi per il disturbo angelo

    • scritto da Matteo La Porta il 26/11/2012

      Ciao Angelo,

      che dire, innanzi tutto complimenti per la scelta! Scattare con questo genere di fotocamera prevede un’approfondita conoscenza tecnica è una grande pazienza!
      La scelta di scattare in iperfocale è pressoché d’obbligo fintanto che non avrai raggiunto una certa conoscenza della tua macchina e delle tue ottiche. Se non ne fossi già munito ti consiglio di acquistare un esposimetro esterno per calcolare la corretta esposizione dei tuoi soggetti, una volta calcolato il corretto valore d’esposizione potrai decidere quale apertura di diaframma impostare e di conseguenza calcolare la giusta distanza iperfocale, una volta ottenuto il valore in metri potrai impostarlo sfruttando la ghiera dei metri sul tuo obbiettivo.
      Giocare con la profondità di campo per ottenere lo sfuocato te lo sconsiglio fino a che non ti sarai impratichito nell’utilizzo dell’esposimetro esterno; pertanto, almeno all’inizio, allenati col valore d’iperfocale se mai prova a effettuare un paio di scatti della stessa inquadratura mantenendo la medesima esposizione ma variando apertura e tempo di esposizione, questo è un ottimo esercizio per impratichirti con questo genere di fotocamera e capire meglio quali aperture sono più indicate per la tua ottica a seconda del soggetto ritratto.
      Per il resto che dire ottima scelta, personalmente ho apprezzato le fotocamere Silvestri e dovo dire che certe foto prodotte con queste macchine superano di gran lunga molte foto digitali, soprattutto quando si ci avvale di un buon polarizzatore per far risaltare i colori.
      L’ultimo consiglio che ti posso dare in quest’era di scatti a raffica e selezione dell’immagine migliore davanti al PC è, dotati di molta molta pazienza perché per ottenere una bella foto con macchine fotografiche interamente manuali la fretta è il peggior nemico, ci vuole un accurato studio delle luci, la giusta scelta del luogo dove montare il treppiedi (obbligatorio con queste fotocamere), un’attenta analisi con l’esposimetro a luce diretta, decidere la corretta esposizione e infine impostare il giusto tempo d’esposizione, anche sulla base della pellicola scelta (e su questo punto si potrebbe dibattere davvero a lungo).
      A questo punto, se possibile, inviaci qualche scansione di qualche tua pellicola che saremo felici di pubblicare i tuoi scatti!

      Ciao

      Matteo

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