Lezione 17 – Fotografia ritrattistica

2012-05-11
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Introduzione

La fotografia ritrattistica è uno dei settori più apprezzati della fotografia in generale, ma a differenza di quello che si potrebbe essere portati a pensare, la ritrattistica è molto difficile da effettuare; ottenere fotografie intense, che riescano a catturare l’attenzione dell’osservatore e che riescano a suscitare emozioni in chi le guarda è complicato e richiede uno studio molto approfondito.

La preparazione alla sessione di scatto

Preparare una sessione fotografica ritrattistica è un processo complesso che richiede molta attenzione ai dettagli e ai particolari anche più piccoli.
La fotografia ritrattistica nella maggior parte dei casi viene effettuata in studio, dove si può avere un maggiore controllo sulle luci, che rappresentano l’elemento principale per la buona riuscita di uno scatto; solitamente si utilizzano degli sfondi neutri (teli bianchi, neri o grigi) in modo tale da avere sfondi omogenei senza disturbi che non richiedano operazioni di pulizia in post-produzione.

Anche l’obiettivo riveste un ruolo importante e va scelto con molta cura: è consigliabile utilizzare degli obiettivi medio-tele con focale fissa (non consente lo zoom, che nella ritrattistica non serve, e garantisce una maggiore qualità di scatto) compreso tra gli 80mm e i 135mm: mai utilizzare obiettivi al di sotto dei 50mm (grandangolari) perché creano effetti distorsivi dei lineamenti.

La disposizione delle luci in interno, come si diceva, è fondamentale, perché una errata illuminazione quasi sempre compromette in maniera irrimediabile gli scatti; è necessario studiare bene i lineamenti del soggetto che si decide di riprendere, per capire le ombre che potrebbero crearsi e posizionare in maniera corretta i punti luce. Solitamente si evitano le luci direzionali frontali, perché appiattiscono i lineamenti e le ombre, e si preferisce quindi utilizzare luci laterali, con orientamento e intensità variabile a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Nella fotografia esterna, invece, non sono le luci che cambiano in base allo scatto, ma dev’essere il fotografo ad adattarsi alla luminosità e a scegliere il momento secondo lui più consono per scattare; solitamente si sconsigliano le ore centrali del giorno, in cui i raggi sono perpendicolari, ma si preferiscono le prime ore del mattino o le ultime del pomeriggio, quando i raggi sono obliqui; nella fotografia in esterno può essere molto utile il pannello riflettente per attenuare le differenze tra zone in ombra e zona in luce, che con le luci naturali creano parecchio contrasto.

 

Gli scatti

Bisogna partire dal presupposto che per ottenere delle fotografie apprezzabili e interessanti, occorrono numerosi scatti: infatti una persona non può essere statica e non ripete mai la stessa espressione o il medesimo movimento, quindi l’ideale sarebbe effettuare almeno 20 scatti per ogni ritratto per poi scegliere quello migliore. Alcuni ritrattisti effettuano sessioni di scatto continue a brevissimi intervalli, in modo tale da non perdere nemmeno un movimento del soggetto ripreso, evitando lunghi momenti di posa e l’imbarazzo del modello: il fotografo deve sempre dialogare e coinvolgere chi sta dall’altra parte.
Per quanto riguarda l’inquadratura, nella ritrattistica ci si riferisce al primo piano, mezzo busto, piano americano o alla figura intera e per tutte queste inquadrature bisogna sempre tenere a mente la regola dei terzi, ovvero il bilanciamento dell’inquadratura con il soggetto, o il particolare che il fotografo vuole venga messo in evidenza, che si deve trovare in una delle zone periferiche dello scatto e non in quella centrale.
E’ sempre bene lasciare un po’ di luce, dello spazio, al di sopra del soggetto: se si chiude tutto la fotografia potrebbe dare un senso di oppressione a chi la osserva, perdendo in gradevolezza; inoltre, spesso è importante riuscire ad utilizzare la tecnica dello sfocato, soprattutto per quanto riguarda lo sfondo in esterna: saper bilanciare la sfocatura di uno sfondo può aiutare a mettere in evidenza il soggetto principale della fotografia, centralizzando l’attenzione dell’osservatore.
Il soggetto non deve necessariamente guardare in camera, anzi: molto spesso quando il modello guarda fisso in camera la sua espressione rischia di diventare stucchevole, finta, perdendo uno degli elementi più apprezzati della ritrattistica, ovvero la naturalezza, per questo motivo è bene lasciare che il modello o la modella si sentano liberi di muoversi: sta poi nella bravura del fotografo catturare le sue espressioni.

 

I primi piani

Un esempio classico e pratico di fotografia ritrattistica è il primo piano, dove il viso diventa l’elemento principe della fotografia; se da una parte è forse la tecnica di ripresa più facile, perché consente di trasmettere le emozioni in modo più immediato, dall’altra si rivela tra le più difficili, perché in un primo piano non è ammesso il minimo errore o la minima imperfezione, essendo la figura del soggetto ripresa in modo ravvicinato e quindi con le imperfezioni di scatto più esposte all’occhio dell’osservatore. Per i primi piani è consigliabile effettuare scatti verticali, per seguire la conformazione dei volti delle persone e avere più facilità di far rientrare tutto il volto nell’inquadratura.
Per scattare un primo piano occorre che tutto il viso, dai capelli al mento, rientri all’interno dell’inquadratura e che gli elementi su cui il fotografo vuole far ricadere l’attenzione si trovino nei terzi laterali; nei primi piani lo sfondo non è importante e anche per questo motivo si preferisce effettuarli in studio. Nonostante sia nella discrezione del fotografo e del soggetto scegliere la posa, c’è una regola non scritta che viene rispettata quasi sempre, con le ovvie eccezioni nel caso di particolari ritratti: il soggetto non va mai ripreso completamente frontale, ma è sempre meglio scegliere un’inquadratura anche solo lievemente laterale, per dare movimento alla foto e esaltare l’espressività (una bella ragazza leggermente di profilo con le mani nei capelli che sorride con gli occhi bassi è un ottimo esempio di fotografia ritrattistica in primo piano).

 

La figura intera

Le fotografie a figura intera sono molto complicate da effettuare secondo i canoni: come detto precedentemente, non bisogna mai fare l’errore di posizionare il soggetto al centro dell’inquadratura, ma sempre laterale, ed è preferibile effettuare scatti orizzontali, in modo tale da bilanciare bene la composizione della fotografia; questo tipo di scatti viene eseguito molto spesso all’aperto, con panorami suggestivi a far da sfondo ai modelli che si prestano alla sessione fotografica: un bosco, un corso d’acqua, uno scorcio urbano o il mare si prestano bene a divenire set fotografici per un giorno. A meno di particolari esigenze di staticità, il soggetto deve essere lasciato libero di muoversi nello spazio e il fotografo deve cogliere i movimenti e le sue espressioni senza costringerlo in pose plastiche, interagendo con lo spazio circostante.

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