Lezione 6 – ISO: sensibilità del sensore o della pellicola

2011-06-08
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In fotografia si fa riferimento al termine ISO per indicare la sensibilità di un sensore digitale o di una pellicola e la terminologia anglosassone si riferisce a questa proprietà con il termine “film speed” (velocità della pellicola), ovvero quanto rapidamente una pellicola fotosensibile viene impressa dalla luce. Ma come funziona e come possiamo sfruttarlo al meglio per ottenere foto professionali?

Definizione tecnica di ISO

ISO è l’acronimo di International Organization for Standardization e le norme che descrivono come viene misurato questo parametro sono attualmente la ISO 2240:2003 (per le pellicole tradizionali) e la ISO 12232:2006 (per i sensori digitali). Lo standard ISO per la sensibilità delle pellicole fotografiche risale al 1979: i precedenti standard ASA (edito dall’americana ANSI) e DIN (dall’istituto per gli standard tedesco) vennero fatti confluire sotto ISO. La doppia connotazione aritmetica dell’ASA (al raddoppio del valore ASA corrispondeva un raddoppio della sensibilità) e logaritmica del DIN (dove il raddoppio coincide con l’aumeto di 3° della scala) sono state mantenute anche nella scala ISO, che ne riporta entrambi i valori. Riferendosi ad una pellicola, troveremo indicata sulla confezione la scala ISO come, ad esempio, ISO 100/21° o ISO 200/24°.

 

ISO ed esposizione

Il valore di sensibilità ISO è una delle variabili delle equazioni dell’esposizione, assieme alla quantità di luce, all’apertura del diaframma e al tempo di esposizione. Nella fotografia tradizionale, questo parametro non può essere impostato a piacimento, ma dipende strettamente dalla chimica del supporto della pellicola. Per modificare la sensibilità, l’unica via possibile è di sostituire la pellicola con una più o meno sensibile.
In alcune fotocamere tradizionali il valore ISO viene automaticamente rilevato dai contatti elettrici presenti sul corpo del rullino, mentre in altre deve essere impostato mediante un selettore graduato. Nelle fotocamere digitali, invece, la sensibilità ISO è anch’essa una variabile che è possibile impostare a piacimento, dando al fotografo una flessibilità impensabile con le fotocamere tradizionali e consentendogli anche di poter variare gli altri parametri con maggiore libertà e ottenere i risultati desiderati di profondità di campo e tempo di esposizione. Ad ogni modo le moderne fotocamere digitali hanno di gran lunga superato i limiti della pellicola tradizionale, raggiungendo, se comparate direttamente, delle sensibilità assolutamente non paragonabili al mezzo chimico.

 

ISO e qualità

Perché allora non utilizzare sempre la massima sensibilità possibile? In questo modo otterremo sempre degli scatti nitidi anche con poca luce naturale. Sarebbe senz’altro un’ottima osservazione, ma la sensibilità influisce negativamente sulla qualità dell’immagine finale. Nelle pellicole la sensibilità alla luce si ottiene lasciando depositare sul supporto, solitamente in materiale plastico, dei grani di sali di argento, sensibili alla luce. Maggiore la dimensione di questi grani e superiore sarà la sensibilità alla luce. Di contro otterrò delle foto più “sgranate”, ovvero questi grani aggiungeranno delle diffrazioni percepibili come “disturbo” sull’immagine finale. Nel caso dei sensori digitali, invece, la maggiore sensibilità si ottiene aumentando il guadagno del sensore (CCD o CMOS). Anche in questo caso dobbiamo aspettarci un peggioramento del risultato, in quanto l’aumento del guadagno fa aumentare anche i disturbi elettronici che, originati dall’elettronica della fotocamera o da fonti esterne, vengono “catturati” dal sensore ottico digitale.
Questo potrebbe sembrare un limite, ma con un po’ di pratica, lo si può trasformare in un vantaggio. Ogni situazione ha i suoi limiti fisici che fondamentalmente si possono ricondurre a:
1) poca luce
2) soggetto in movimento
I più “fortunati” si trovano spesso entrambe le situazioni nello stesso scatto. Purtroppo contro la malasorte non esistono ancora tecnologie che possano reggere lo scontro: in questo caso bisogna affidarsi all’istinto e scattare, magari facendosi un po’ aiutare dagli svariati automatismi di bracketing, se disponibili (la fotocamera effettuerà più scatti consecutivi, variando alcuni dei parametri in modo automatico per prevenire una sottoesposizione o una sovraesposizione).
In questi casi l’aumento della sensibilità ISO è l’operazione più spontanea che viene in mente (e anche la più sbrigativa). In questo modo saremo sicuri di poter scattare rispettando quanto più possibile la corretta esposizione. Per chi ha invece fatto la “gavetta” con le reflex tradizionali, la cosa più spontanea da fare è riflettere sul soggetto e su che cosa si vuole ottenere. Un suggerimento può essere quello di impostare gli ISO su un valore piuttosto basso (400 ISO, ma anche 800 se la luce è davvero poca), dopo di che possiamo affidarci alla valutazione dell’esposimetro della fotocamera che suggerirà le impostazioni di apertura e tempo di esposizione più bilanciate. A questo punto tutto dipende dalla nostra creatività: possiamo regolare l’apertura finché il tempo di esposizione non aumenta troppo da rendere la foto mossa (con una buona mano ferma si può raggiungere 1/30, ma con un treppiedi, una fotocamera stabilizzata e un telecomando si può fare tutto quello che si vuole, finché il soggetto ce lo consente), oppure si può diminuire il tempo di esposizione fintanto che la profondità di campo ci consente di tenere il soggetto a fuoco per intero. Se i limiti che ci consentono una corretta esposizione non ci soddisfano, allora possiamo andare a lavorare sulla sensibilità finché non si ottiene l’effetto voluto, oppure aggiungere un flash (che ci sentiamo di sconsigliare, se non assolutamente indispensabile, in quanto tende ad “appiattire” le immagini e a “sparare” i soggetti vicini).
Ad ogni modo la tecnologia è in continua evoluzione in questo ambito specifico: recenti note tecniche di alcune tra le più note case produttrici, dichiarano sui più recenti sensori, fino ad ISO 1600, il rumore di fondo non è più percepibile.

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