Lezione 14 – La fotografia architettonica

2012-04-30
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Che siano chiese, castelli, palazzi, torri o piramidi non ha alcuna importanza, qualunque immagine abbia come soggetto un edificio, interno od esterno, si può definire architettonica.

La riuscita di una buona foto architettonica necessita di un alto grado di conoscenza tecnica, ma soprattutto di un’attrezzatura altamente specializzata, per questo molto cara.

Realizzare immagini di questo tipo significa saper controllare la prospettiva, studiare il parallelismo delle linee e, al tempo stesso, delle convergenze. La linea concepita dall’architetto ha sempre un suo scopo ben definito. La sensibilità di un fotografo sta nel ricreare sistematicamente la sensazione del messaggio voluto esprimere nell’opera.

Se si guarderà dal basso verso l’alto, si creerà un effetto di grandiosità, grazie ad un’esagerazione prospettica. Le linee confluiranno verso il cielo, ma si dovrà prestare molta attenzione a non eccedere sul punto di fuga, soprattutto se ripreso troppo da vicino. In questo caso il palazzo darà l’impressione di cedere all’indietro. Al contrario, scegliendo un angolo prospettico dal basso verso l’alto, si donerà all’immagine un senso di vertigini.
Se usate in modo creativo e nel giusto contesto, queste tecniche potrebbero risultare interessanti, ma nella maggior parte delle esigenze professionali, non passeranno al vaglio dei loro fruitori. Per ottemperare alla necessità di correggere queste esasperazioni prospettiche, l’industria fotografica ha fornito soluzioni precise, sfruttando principi geometrici e ottici. Se si manterrà il piano del sensore, o della pellicola, perfettamente parallelo alla facciata dell’edificio, non si incorrerà nella deformazione prospettica, evitando così di rappresentare, invece di un palazzo, una piramide tronca.

Il problema, però, sta nell’impossibilità di inquadrare la totalità del soggetto. A tal proposito, accorrono in aiuto gli obiettivi decentrati, dotati di lenti applicate su una montatura meccanicamente decentrabile, basata su un’apposita slitta con movimenti di precisione. Si potrà spostare così il piano inquadrato, senza dover inclinare il piano del sensore, scavalcando il fastidio delle linee cadenti.
I primi obiettivi con controllo della prospettiva per il formato 35 millimetri, oggi denominato comunemente full frame, avevano una lunghezza focale pari alla diagonale della pellicola.

Obiettivi

Bisognerà saper cogliere il dettaglio di un preciso elemento, in modo da attirare l’attenzione su ciò che vorremo mettere in evidenza, misura considerata eccessiva per le moderne fotocamere digitali. Con il progresso tecnologico e l’avanzata progettazione ottica, furono messe a disposizione lunghezze focali di 28 e 24 millimetri, dando la possibilità ai fotografi che lavoravano molto a ridosso dei soggetti architettonici nei contesti urbani, di lavorare anche sulle corte distanze.

Con gli obiettivi decentrati sarà anche possibile applicare la tecnica del “Tilt Shift”, basata principalmente sull’uso libero dell’obiettivo, mettendo in evidenza il punto o l’angolo a cui vorremo dare importanza, lasciando il resto dell’immagini in movimento o sfocatura, simile ad un piano ripreso con un’ampia apertura del diaframma.

Il bello di giocare con questo tipo di tecnica sta nell’ incrementare esponenzialmente la possibilità di messa a fuoco, lasciando il soggetto, ovunque si trovi nel piano fotografico, sempre nitido, mantenendo comunque le linee prospettiche parallele tra loro. Simili ma differenti come risultato sono il “selective focus” o il “miniature faking”, utili soprattutto per dare movimento agli angoli prescelti.

Con gli obiettivi orientabili eviteremo anche il fastidioso riflesso della nostra immagine, in una vetrina e su di una finestra. La metodologia è molto semplice: basterà scattare in posizione laterale rispetto al soggetto, inclinare l’obiettivo di alcuni gradi, necessari per averlo perpendicolare rispetto all’asse,e non compariremo nello scatto.
Una prerogativa importante è anche lo studio delle luci, atte a determinare i colori e le dimensioni del soggetto.

Spostarsi anche solo di qualche metro dal punto focale, determinerà la mutazione dei colori, della prospettiva e dell’apparente dimensione dell’oggetto che andremo a fotografare. Un’illuminazione adeguata è un ‘ ingrediente essenziale per la riuscita di un buon lavoro.

Trattandosi di palazzi e edifici, strutture quindi molto grandi, l’utilizzo del flash in caso di scarsa illuminazione, sarà chiaramente inutile, per potente che esso sia. L’ausilio del treppiede è quindi indispensabile, per mantenere immobile la nostra macchina con l’otturatore aperto per il tempo necessario alla riuscita dello scatto.

Filtri

I filtri di correzione cromatica sono ormai in disuso, dato che i software di ritocco digitale permettono veloci interventi cromatici in fase di postproduzione, ma sono ancora validi ed utilizzati alcuni filtri ad effetto, come quelli esaltatori di scintillio (cross screen), o moltiplicatori di immagini. Non cadrà mai nel baratro il classico filtro polarizzatore, utilissimo per eliminare difetti di luce intensa o di riflessi non desiderati, oltre che ad essere prezioso per saturare i colori , solo però se il sole si trova a 90 gradi rispetto all’asse fotografo-soggetto.

Se si è soprattutto interessati alla texture dell’edificio che ci è stato commissionato, sarà ottimale scattare quando il sole è basso sull’orizzonte, cioè nelle prime luci dell’alba, oppure durante il crepuscolo. Ma anche se ci sembrerà di aver ottenuto un buono scatto, la luce non sarà mai del tutto adatta alla totalità della scena, e vi saranno sempre degli elementi o troppo illuminati o troppo in ombra.

Adottando la tecnica dello scatto a forcella, o bracketing, si potranno eseguire più foto della stessa angolazione, sempre utilizzando un obiettivo decentrato, ma con un’esposizione differente, dal sovraesposto al sottoesposto, salvando tutti gli scatti, anche quelli che ci sembreranno in errore. Con appositi software di calcolo, si potranno fondere tutte le immagini salvate in un ‘ unica foto, ottenendo un risultato dai dettagli spettacolari.

Il nostro edificio sarà descritto nei minimi particolari.
Non dimentichiamo mai, comunque, che lì dove l’arte non c’è, non la si può portare via, e le maggiori costruzioni degli ultimi anni ne sono un chiaro esempio.

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