Lezione 20 – Le inquadrature SECONDA PARTE

2012-05-25
inquadra
Media voti utenti

(4.6 / 5)

4.6 5 8
Vota questo articolo

8 utenti hanno votato

Articoli correlati:
  • _MG_7919

    Lezione 46 – Come dare all’acqua un effetto setato

  • IMG_1488F

    Lezione 45 – Le Silhouette

  • IMG_0058

    Lezione 44 – Il Mosso Fotografico

  • IMG_3573_4_5_6_fused

    Lezione 43 – Distanza Iperfocale

  • Abraham

    Lezione 42 – Perché ogni fotografo di paesaggi dovrebbe usare filtri (Sempre!)


L’inquadratura è il momento principe dello scatto di una fotografia, l’azione preliminare da cui dipende la fotografia finale; affinché una fotografia risponda a determinati canoni estetici e a determinate regole imprescindibili della fotografia, è bene che venga scelta con la massima cura e precisione.

Innanzitutto è importante che nell’inquadratura gli elementi siano disposti con un certo equilibrio, la base per l’inquadratura perfetta. Ottenere un equilibrio di composizione, o di inquadratura, significa che ogni elemento facente parte della fotografia assume il suo ruolo e ha un suo posto preciso in modo tale che non ci sia uno sbilanciamento: molto spesso si tende a concentrarsi su una zona della fotografia piuttosto che su un’altra e non avendo la visione d’insieme non si può valutare quale sia il risultato complessivo.
Se ci si riferisce a un paesaggio, molto spesso si tende a lasciare dei vuoti nella fotografia, ovvero di concentrare tutti gli elementi in una sezione, lasciando le altre senza fattori in grado di catturare l’attenzione dell’osservatore. Per aiutarsi nella valutazione del bilanciamento, sono sempre valide la regola dei terzi e la regola della diagonale.
Con la prima, l’inquadratura viene virtualmente suddivisa in 9 sezioni (un reticolato 3×3) e in ciascuna di questa sezione dovrà essere posizionato un elemento; la lettura può venir fatta sui livelli orizzontali o su quelli verticali, a seconda del soggetto della fotografia. Applicare la regola dei terzi non è difficile, anche perché molte macchine fotografiche permettono di creare un reticolato on camera in modo tale da supportare il fotografo nella valutazione. Il cielo, nella fotografia paesaggistica, assume un ruolo di rilievo, serve a “dare respiro” alla fotografia; ciò significa che sempre, almeno un terzo della fotografia, deve essere completamente dedicato a questo elemento, per evitare di soffocare lo scatto, rendendolo opprimente, chiuso, agli occhi di l’osserva. Il cielo può occupare, però, anche interi terzi dell’inquadratura, uno o due, a seconda dell’importanza che il fotografo vuole dare a questo elemento.
L’altra regola importante e molto utile è quella della diagonale: si deve immaginare che l’inquadratura venga attraversata da una diagonale che unisce due vertici opposti: con questo sistema si sceglie quali elementi mettere in primo piano rispetto ad altri, a seconda che compaiano nel triangolo più vicino o in quello più lontano; solitamente viene indicato come triangolo più vicino quello che si viene a formare nella parte bassa dell’inquadratura e lì andranno inseriti gli elementi che secondo il fotografo devono essere messi in primo piano.
Nella fotografia paesaggistica, una tecnica molto semplice ma al contempo di grande effetto, consiste nell’utilizzare un elemento di primo piano come cornice per uno che si trova sullo sfondo: in questo modo si può dare la medesima importanza ai due elementi giocando con un’inquadratura inusuale e caratteristica

Nella fotografia architettonica, le linee di fuga e le prospettive rivestono un ruolo decisivo e bisogna fare molta attenzione ai particolari: la fotografia architettonica si basa sulle geometrie e sui parallelismi: tutte le linee che compongono l’inquadratura devono risultare perpendicolari o parallele alle linee guida e ai bordi della stessa inquadratura. inoltre, la simmetria, deve essere rispettata il più possibile per non deconcentrare l’osservatore su un dettaglio piuttosto che su un altro. Bisogna quindi scegliere bene la posizione da cui poter effettuare scatti simmetrici, oltre posizioni in cui trovare stabilità per tenere la macchina fotografica esattamente nella posizione che consenta di inquadrare il soggetto con calma, effettuando tutte le valutazioni necessarie e indispensabili, senza preoccuparsi del tempo: soprattutto quando ci si applica nella fotografia architettonica, bisogna prendersi tutto il tempo necessario, senza avere fretta, per rispettare tutti i canoni e le regole.

La situazione si complica ulteriormente quando il soggetto principale della fotografia non è un elemento statico come un edificio o u n paesaggio, ma gli stessi fungono da sfondo per fotografare una persona; si corre troppo spesso il rischio di non badare ai dettagli dello sfondo, concentrandosi esclusivamente sul soggetto principale, col risultato che, a fotografia ultimata, gli scatti non rispecchiano ciò che era l’idea iniziale con cui era sorta. Capita spesso, infatti, che lo sfondo disturbi l’attenzione dell’osservatore dal soggetto principale; per far ciò è necessario studiare attentamente l’angolo di ripresa e capire quali siano gli elementi che potrebbero arrecare disturbo (come eventuali linee di fuga di edifici o strade) in modo tale da inserirli nell’inquadratura in posizione di non disturbo, perché purtroppo sovente capita che linee di orizzonte o comunque linee presenti nello sfondo “taglino” il soggetto distogliendo l’attenzione e creando composizioni esteticamente sgradevoli.
Se si sceglie di effettuare dei primi piani, lo sfondo e il contesto sono assolutamente irrilevanti e quindi, per evitare elementi di disturbo ulteriori, è bene che il soggetto principale occupi la maggior parte dello spazio, lasciando solo poche aree per dar respiro. L’inquadratura di un primo piano deve essere focalizzata sugli occhi, che devono essere il punto principale della messa a fuoco, perché costituiscono la zona di maggior interesse del volto e su cui deve essere catalizzata l’attenzione. Nel caso in cui non sia possibile stringere sul volto e non sia possibile nemmeno eliminare eventuali intrusi, si può bypassare il problema dando la priorità al diaframma in modo tale da tenere il primo come unico piano messo a fuoco, mentre lo sfondo risulterà sfocato e quindi indistinguibile.
Una piccola regola non scritta, che viene però seguita scrupolosamente dai fotografi quando effettuano la composizione per un’inquadratura, si riferisce alle modalità di lettura dell’occhio e al suo meccanismo di priorità: la mente umana è solita dare priorità agli elementi posti sul lato destro, quindi, nel caso di elementi di disturbo che non possono essere eliminati, devono essere possibilmente inseriti sulla sinistra.

Quando non è possibile agire sull’inquadratura al momento dello scatto, si può sempre rimediare in post produzione con i crop, ovvero i ritagli, per equilibrare e far rientrare i soggetti all’interno dei parametri standard della fotografia, ma è solo una soluzione di emergenza in questo caso.

Quelle che sono state precedentemente indicate sono le tecniche i inquadratura standard, solitamente utilizzate, ma bisogna ricordarsi che la fotografia è soprattutto creatività e che quindi il fotografo deve sempre sperimentare nuove tecniche e inquadrature, perché se è vero, come è vero, che le regole esistono, è pur vero che spesso vengono fatte per essere infrante.

Commenti

Inserisci un Commento