Pentaspecchio e Pentaprisma

2012-09-28
Pentaprisma
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Uno dei dilemmi che accompagna ormai le fotocamere da molto tempo è la necessità di fornire un mirino che consenta una buona visuale al fotografo per permettergli di creare la corretta composizione e di ottenere la giusta messa a fuoco (vedi Lezione 40 sulla Messa a Fuoco).

Ma come arriva l’immagine che vediamo nell’obbiettivo fino al mirino?

Il primo passaggio è il raggiungimento della luce sullo specchio il quale riflette l’immagine che fino a quando risulta abbassato riflette la luce verso l’alto anziché verso il sensore: questa è anche la ragione per cui quando si attiva il blocco dello specchio o si attiva la modalità Live View, una volta alzato, non si può più utilizzare il mirino.

Sopra allo specchio può essere posizionato il pentaspecchio o il pentaprisma. Il funzionamento è pressoché identico: entrambi ribaltano l’immagine dallo specchio verso il mirino.

Il pentaspecchio o pentaspecchio a tetto, viene oggi adoperato sulle fotocamere di fascia bassa e medio bassa e consente la doppia rifrazione dell’immagine, utilizzando una combinazione di specchi che riflettono l’immagine.

A differenza del più economico pentaspecchio il pentaprisma o pentaprisma a tetto viene utilizzato sulle reflex di fascia alta. Questo componente viene ricavato da un solo blocco di vetro pieno; questa caratteristica lo rende più pesante e la realizzazione in vetro pregiato lo rende anche più caro economicamente del suo equivalente a specchi.

La grossa differenza è data dal fatto che il pentaspecchio, essendo un assemblato, ha al suo interno un’area cava; la luce è costretta ad attraversare questo spazio vuoto affievolendosi e perdendo ulteriore luminosità rimbalzando sullo specchio, questo fa si che il pentaspecchio risulti più buio rispetto al pentaprisma che invece non ha parti cave e neanche ulteriori specchi perché già le due facce contrapposte sono riflettenti. La propagazione della luce nel pentaprisma è pressoché totale e si possono avere mirini con copertura al 100% dell’inquadratura.

Come già accennato in precedenza, molti fotografi oggi si avvalgono della visione diretta tramite la visualizzazione live view che però non sempre risulta ottimale; infatti, in certe situazioni di luce, il display può riflettere la luce ed attenuare le visibilità dell’immagine. Inoltre quando si utilizza l’LCD al posto del mirino, di fatto si alza lo specchio e si attiva il sensore che acquisisce l’immagine.

Questa operazione, oltre al consumo di batteria comporta una più rapida usura e provoca il surriscaldamento del sensore. L’aumento della temperatura è una delle cause dell’aumento del rumore elettrico tra i pixel e di conseguenza si può tradurre in un peggioramento dell’immagine finale. Per tutti questi motivi, su quasi tutte le reflex digitali il firmware della fotocamera disattiva la modalità live view dopo un tempo prestabilito.

Pertanto il mirino ottico resta la soluzione ottimale anche se probabilmente è uno dei componenti più antichi ancora presente sulle reflex moderne.

In conclusione le fotocamere dotate di pentaprisma offrono una migliore visibilità rispetto a quelle dotate di pentaspecchio ma difficilmente si possono trovare prodotti di fascia economica che non montino quest’ultimo per cui si dovrà investire  qualcosa in più per poter acquistare una reflex dotata di pentaprisma a tetto.

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