Lezione 33 – Still Life

2012-09-03
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Lo Still Life è un genere che affonda le sue radici nella storia antica, ed è uno dei primi ad essere stato praticato in fotografia, dati i lentissimi tempi di posa richiesti dalle prime macchine fotografiche.
La sua diffusione deriva dalla pittura, in special modo quella risorgimentale, infatti in italiano è traducibile con “natura morta”, avente come soggetti principali vasi di fiori e composizioni di frutta. Come in pittura, in massima parte è praticato in studio.
Con il tempo, ha abbracciato una serie di altri significati, comunque tutti riconducibili alla ritrattistica di oggetti inanimati, finendo con l’includere branche della fotografia di moda e per la pubblicità più in generale, compresa quella di prodotti per negozi su internet (e-commerce).
Il fotografo che si accosta a questo genere si trova di fronte ad un’apparente semplicità di realizzazione: può disporre degli oggetti

 

come vuole, fare tutte le prove che desidera nella tranquillità di un ambiente sul quale ha il completo controllo. Il compito si rivelerà tutt’altro che facile nel

 momento in cui si renderà conto che, senza un’idea brillante ed un’ottima conoscenza dei metodi di

illuminazione, le sue foto tendono ad essere piatte e stereotipate.

In effetti, la padronanza di questo genere fotografico è propedeutica per qualunque altro genere, e viene insegnato in molte scuole prima di addentrarsi in materie più specifiche, perché permette di prendere confidenza con l’elemento più importante, in fotografia: la luce.

E la luce fu

La base dell’illuminazione di una foto di Still Life è una fonte di luce diffusa di fronte agli oggetti che vogliamo riprendere.

A differenza della luce cosiddetta “spot”, che è intensa e focalizzata su specifiche parti del soggetto, quella diffusa serve a delineare la zona in cui gli oggetti vanno “in scena”, in pratica il loro palcoscenico, distanziandoli dallo sfondo o da altri oggetti presenti nella composizione a solo scopo illustrativo o geometrico.
Questa illuminazione per noi è fonte di minori brutte sorprese, perché riduce la possibilità di rifrazione da parte di materiali metallici, plastici o vetrosi.
Attualmente, in seguito all’apertura verso altri settori che, come dicevo prima, sono concentrati sull’esposizione finalizzata alla vendita di prodotti, i “set fotografici” sono diventati più complessi, incorporando elementi utilizzati precedentemente in ambienti cinematografici e teatrali.
Oggi, infatti, sono molto utilizzate fonti posteriori, e in alcuni casi anche laterali, purché l’illuminazione avvenga dall’alto in basso e si utilizzino diffusori per evitare l’effetto “hot spot”, presente specialmente in caso di sfondi colorati o scuri.
Possiamo addirittura pensare a illuminare lateralmente lo sfondo per ottenere una sfumatura digradante verso le ombre, e illuminare centralmente dall’alto il soggetto, ottenendo un effetto di ombre in verticale per quest’ultimo, e orizzontale per lo sfondo. In pubblicità, è un metodo molto utilizzato.
Non è necessario spendere cifre esorbitanti, e precipitarsi a comprare ombrelli, faretti e diffusori. All’inizio andrà benissimo una finestra, possibilmente adornata da tende che potremo utilizzare a nostro piacimento, e una lampadina opaca in una lampada da pochi euro con gambo flessibile.

Cosa c’è dietro?

Lo sfondo è sempre un elemento importante, ma nello Still Life è addirittura basilare.
E’ preferibile che sia semplice, magari in velluto nero, oppure in stoffa uniforme o con pattern molto fitto.
In caso di “ritratti” ambientati, dobbiamo cercare di delimitare la profondità di campo con la massima precisione, al fine di renderlo il più possibile una sfocata tavolozza di colori pastello (vedi sezione “Attrezzatura e tecnica”).

La scelta è nostra

Quella del soggetto può essere che non lo sia, se parliamo di pubblicità, ma abbiamo comunque la responsabilità di presentarlo nel migliore dei modi.
Per imparare, possiamo aggirarci in casa, generando la preoccupazione di genitori o partner, e cercare qualcosa di semplice, ma d’effetto.
Possiamo iniziare con la frutta, con una vecchia sedia, una borsa. Cominciamo da subito ad esercitare la creatività.
Rimanderei ad un secondo momento l’approccio con oggetti metallici o di vetro, che come abbiamo detto hanno la tendenza a volerci mettere in difficoltà rifrangendo la luce.
Passeremo poi a mischiare i vari elementi, a caso, poi seguendo un’idea. Anche le cose hanno una storia, e ora potremo sbizzarrirci a raccontarla.

Tutto dipende…

…dal punto di vista.
Un treppiede ci sarà utilissimo. Ci permetterà di valutare con il minimo sforzo e la massima precisione gli elementi della nostra composizione.
Quando ne avremo in mente una, però! Nel frattempo ci converrà girare intorno alla “piccola commedia degli oggetti” che abbiamo messo in scena, e scegliere il punto dal quale vogliamo iniziare a scattare. Poi potremo passare ad un’altra inquadratura che ci piaceva, e così via.
Se non riusciamo ad inquadrare bene tutti i soggetti, oppure non siamo contenti dell’effetto della luce, è molto meglio staccare di nuovo la fotocamera dal treppiede e ricominciare a muoverci. Il risultato è garantito.

La composizione

La lezione 5 e la lezione 11 trattano i temi dell’inquadratura e della “regola dei terzi”. Sono basilari per lo Still Life.
Poi dovremo evitare elementi estranei, sono assoluamente vietati, e sarà utile ricordare alcune nozioni di base:
1) a cosa serve quell’oggetto? A chi dobbiamo vendere quel prodotto?
2) quali sono le sue particolarità? Cosa ci ricorda? A cosa assomiglia?
3) dove l’abbiamo posto, è immediatamente visibile o dobbiamo riposizionarlo? Se sì, più vicino o più lontano? Possiamo porlo fra altri oggetti che lo mettano in risalto?
Per un migliore approccio a questo tema, in questo caso davvero importante, ci sarà utile approfondire la psicologia della Gestalt che si occupa, come indica il termine nella sua traduzione dal tedesco, della forma.
Possiamo essere ragionevolmente certi di aver fotografato un soggetto, se è l’unico a riempire il fotogramma. Diversamente, come quasi sempre accade, dobbiamo sempre pensare come se fossimo chi guarda la foto, e non chi la scatta, e chiederci:
– comprendo il motivo per cui quello che vedo è lì?
– mi piace quello che vedo?
L’ordine non è casuale. Se non riusciamo a capire, o ad intuire (percepire) ciò che vediamo, difficilmente un’immagine potrà piacerci.
Ricordiamo sempre che complicato non significa migliore, e che spesso un’idea semplice colpisce subito e resta in mente più a lungo.

Attrezzatura e tecnica

Le macchine fotografiche ideali – a parte il banco ottico che ha costi elevati e caratteristiche particolari – sono la reflex, che consente di vedere esattamente l’immagine che verrà impressionata su pellicola o decodificata dal sensore, e il medio formato, che presenta una qualità (quantità di dettagli e plasticità) ancora maggiore, pur mantenendosi semplice da spostare per provare le inquadrature.
Non necessariamente è importante il formato (4/3 o 16/9, 6×6 o 6×7), perché il vincolo resta quello dell’efficacia e non quello geometrico.
Gli obiettivi, nel sistema reflex, sono i macro. Idealmente il 100/105 mm., che evita il rischio di “impallare” la fonte di luce con la nostra presenza, ma sono ben accetti anche il 50 mm. F/1,4 e l’85 mm. F/1,4, che consentono simpatici effetti di sfocatura e sul formato DX diventano un 75 ed un 128 mm.

Per quanto riguarda Nikon, è ottimo il nuovo AF-S VR Micro-Nikkor 105mm f/2.8G IF-ED, ma anche il “vecchio” 105 mm. F/2 D AF DC (acronimo di Defocus Control), nato per il ritratto, è capace di regalare interessanti spunti espressivi. Sul mercato dell’usato, oltre ad esso, si può ancora reperire l’ottimo Nikkor 70-180mm f/4.5-5.6D AF ED Micro, che offre flessibilità e qualità al tempo stesso.
In Canon, ci sono gli splendidi EF-S 60 mm. F/2,8 e l’EF 100 mm. F/2,8L Macro.
Vi sono ovviamente alcuni obiettivi validi per tutti gli innesti, come il Tamron 90 mm. F/2,8 e il Sigma 105 mm. F/2,8 ed i Sony e Pentax 100 mm. F/2,8 per i rispettivi marchi, che fanno egregiamente il mestiere dei più blasonati fratelli, a volte con importanti risparmi economici.
Per il medio formato 6×4,5, il Pentax 120 mm. F/4 Macro SMC FA, il Leica 120 mm. F/2,5 APO-MACRO-SUMMARIT e l’Hasselblad 120 mm. F/4 HC, sono esempi, per scuole diverse, di ottiche con elevata incisione e tridimensionalità.
Per quanto riguarda la porzione di scena che vogliamo mettere a fuoco, è d’obbligo conoscere il nostro obiettivo come un caro amico.
Sul barilotto troveremo, in metri e/o piedi, la scala della profondità di campo. Essa, a partire dal centro che porta la massima apertura, indica i diaframmi dal più aperto al più chiuso in entrambe le direzioni. Non dovremo far altro che mettere a fuoco sul punto che preferiamo, misurare la distanza da noi al primo dei soggetti che vogliamo a fuoco e da questo all’ultimo di essi. Quindi sceglieremo il diaframma che permette di avere a fuoco tutto ciò che si trova entro quelle distanze, ponendo la minima sulla sinistra e la massima sulla destra.
Esempio e foto illustrativa: ho messo a fuoco a 1,3 metri dalla fotocamera, il primo oggetto dista 1 metro e l’ultimo 2. Il diaframma che contiene queste distanze è F/11.

Sbocchi professionali?

Molti.
In special modo oggi, dato che in rete vi sono tantissime librerie di fotografie, che possono esserci facilmente richieste dai redattori di riviste in carta stampata o per l’equivalente versione on-line, a corredo di articoli ai quali servano immagini descrittive.
Siti internet come Imagekind permettono di caricare le nostre immagini da vendere come stampe, o addirittura quadri, con opzioni di scelta della giusta cornice.
Ci sono poi diversi negozi, anche di fotografia, ma più spesso di gioielleria e accessori, che possono aver bisogno di commessi che abbiano le competenze per effettuare foto dei prodotti.
In ultima analisi, grazie alle possibilità insite in questa tipologia di lavoro, possiamo dimostrare ed affinare le nostre capacità, offrendo di noi un’immagine di professionisti dotati di caratteristiche artistiche superiori alla media.
E in ogni caso, quando affrontiamo una composizione di Still Life, lavoriamo come se qualcuno dovesse acquistare i nostri scatti. Non si sa mai…

Commenti

  1. scritto da Pioppo il 11/04/2013

    Ottima lezione, spero presto una lezione per quello che riguarda la fotografia di oggetti di vetro

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