Lezione 10 – Tecnica HDR: High Dinamic Range

2012-04-20
Toscana
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Molte volte osservando le proprie foto dopo le sessioni di scatto, capita di domandarsi come mai nelle luci o nelle ombre mancano i dettagli, quando invece con i propri occhi si aveva un’idea più precisa della fotografia che si stava per scattare con particolari ben visibili. L’occhio umano cattura un maggior numero di dettagli rispetto ad un supporto fotosensibile, perché ha una gamma dinamica di circa 12 stop che per il momento è un valore irraggiungibile dalle fotocamere.

La gamma dinamica è la capacità del sensore di una fotocamera di riprodurre i vari livelli di luminosità della scena ripresa; se in quest’ultima la gamma dinamica non riesce ad essere assimilata completamente dal sensore, è normale che parte delle tonalità verrà persa e l’istogramma non risulterà molto regolare: le parti di alte luci risulteranno bruciate e le parti scure bucate. Si parla precisamente di sovraesposizione e sottoesposizione: in questi casi la foto non è in condizioni visive ottimali, poiché nella prima condizione si ha un eccesso di luce e quindi la foto ha zone in tonalità molto chiare ed una gamma di colori tendenti al bianco, nella seconda un’insufficienza di luce e lo scatto risulta quindi molto scuro e tendente al nero.

La tecnica HDR (High Dynamic Range), ideata e studiata da Paul Debevec, è un utile sistema di conversione di una fotografia che è stata scattata in diverse e particolari situazioni di luce che permette il calcolo dell’illuminazione per poter rappresentarne valori molto bassi o molto alti. Questa tecnica caricherà cromaticamente la fotografia e risulterà molto d’effetto, senza contare che questo metodo si utilizza anche per recuperare gli scatti esposti in modo errato.

Si realizza genericamente, sovrapponendo più scatti della stessa scena effettuati con diverse esposizioni (ovvero con differenti valori di luce espressi in “stop”) per poi unirli ed ottenere una fotografia con una gamma dinamica ottimale, descrivendo i livelli e le informazioni di luminosità definitivi che la fotografia avrà acquisito tramite gli altri scatti. A seconda della sensibilità del sensore stesso, si catturano con più o meno precisione, i particolari della scena che si sta fotografando sia nelle zone d’ombra (sottoesposte), sia nelle parti più luminose (sovraesposte), registrandone comunque dettagli leggibili. E’ chiaro quindi che non si può ottenere una fotografia HDR da uno scatto singolo: l’obiettivo è sfruttare una nuova ed ampia gamma dinamica tramite le informazioni dei diversi scatti, superando il limite fisico stesso del sensore.

Cosa serve per realizzarlo? Una reflex od una bridge di nuova generazione, un cavalletto ed un programma di grafica per la post produzione. Controllare soprattutto che il treppiede sia abbastanza stabile, in modo che i diversi scatti siano messi a fuoco allo stesso modo e che quindi risultino identici, tranne ovviamente l’esposizione che si andrà a spiegare successivamente.

Come si procede per attuare la tecnica e realizzare lo scatto finale recuperando i dettagli della scena? Bisogna evitare condizioni di troppa luminosità (soprattutto il sole nelle ore centrali della giornata) ed i controluce, i cieli grigi e l’eccessiva presenza di toni neri nella foto.
Un metodo semplice e veloce può risultare l’utilizzo della funzione di “braketing espositivo” che permette la scelta dell’ampiezza del range espositivo; un’ottima scelta può essere quella di catturare 3 fotografie con tre esposizioni equivalenti a -2, 0 e +2.

Il braketing è una funzione automatica ormai presente nella stragrande maggioranza delle macchine odierne; si sceglie solo l’intervallo dei tre valori, ed una volta che si preme il pulsante di scatto, la macchina fotografica provvede da sola a produrre della medesima 3 scatti con diversa esposizione. Si può ottenere lo stesso risultato tramite il controllo manuale d’esposizione che necessita di ricordare che venga mantenuta la stessa apertura di diaframma, altrimenti la profondità di campo cambia e le foto non sarebbero uguali.

Un’altro esperimento che solitamente dà migliori risultati si può effettuare con un maggior numero di scatti; Bisogna innanzitutto creare uno scatto di riferimento utilizzando l’esposizione indicata dall’esposimetro, successivamente scattare una foto sottoesposta di 1 stop, una sottoesposta di 2 stop, poi di 3 stop ed infine di 4 stop. In seguito bisogna effettuare le stesse operazioni con gli stop di sovraesposizione, partendo dal medesimo valore di 1 stop ed arrivando fino a 4 stop; il tutto grazie  ad appositi software dedicati come Photomatix o un programma di grafica avanzato come Photoshop, ci permetterà di ottenere unendo gli scatti realizzati la nostra tanto desiderata immagine HDR. Si potrà in seguito agire  a piacimento su una moltitudine di parametri come contrasti, toni e curve per rendere più di effetto il risultato finale. Molto importante è ricordarsi di salvare il file in estensione TIFF e non nel classico JPEG, poiché permette di mantenere un’elevata qualità dell’immagine requisito indispensabile per un’eventuale stampa di qualità.

Nonostante alcuni la considerino una tecnica innaturale e con un contrasto finale troppo elevato, con la giusta esperienza e voglia di sperimentare, si possono ottenere fotografie di grande effetto con sfumature e colori particolari, ombre con miglior resa e alte luci non bruciate. Concludendo, sia per ambizioni artistiche che per pura curiosità, sono in molti coloro che sperimentano questa particolare trasformazione con risultati soddisfacenti.

Commenti

  1. scritto da Duluoz il 09/04/2015

    ” 3 scatti con diversa esposizione. Si può ottenere lo stesso risultato tramite il controllo manuale d’esposizione che necessita di ricordare che venga mantenuta la stessa apertura di diaframma, altrimenti la profondità di campo cambia e le foto non sarebbero uguali.”

    Ma avevo capito che ‘esposizione’ e ‘apertura di diaframma sono sinonimi. Come è possibile invece scattare con tre diverse esposizioni ma con la stessa apertura di diaframma? Forse ho capito male?
    Uso una compatta Samsung ES60.
    Ottimo sito. Sto studiando da voi e apprendendo moltissimo.
    Grazie.

  2. scritto da Fabio Raiteri il 27/04/2015

    Ciao,
    grazie ancora dei complimenti, cerchiamo sempre di scrivere articoli semplici ma efficaci per un facile apprendimento.
    Riguardo alla tua domanda vorrei puntualizzare che esposizione e apertura diaframma NON sono la stessa cosa.
    Mi spiego meglio: il diaframma apre o chide la fessura da dove entra la luce, per cui se il diaframma è quasi chiuso entra meno luce mentre se è tutto aperto entra più luce, magari per questo puoi leggerti l’articolo sul diaframma:
    http://www.diventarefotografo.com/lezione/il-diaframma-quando-uno-stop-ti-salva-lo-scatto/
    Invece l’esposizione è il TEMPO in cui l’otturatore rimane aperto, puoi leggerti questo articolo:
    http://www.diventarefotografo.com/lezione/come-trovare-la-corretta-esposizione/
    Per chiarire meglio e farti capire potrei dirti che puoi tenere il diaframma quasi chiuso e quindi avere poca luce in entrata MA scattare una foto con un tempo di esposizione di 10 minuti e la foto ti verrà completamente bianca, viceversa se apri tutto il diaframma (quindi entra più luce) MA scatti una foto di una frazione di secondo la foto potrebbe risultare buia. Questo ti sta a indicare che il tempo di esposizione determina la luminosità della foto (insieme agli ISO) mentre il diaframma ha principalmente altre funzioni che puoi leggere nell’articolo che ti ho linkato sopra (per non dilungarmi troppo nel commento).
    Spero di aver risposto ai tuoi dubbi.
    Rimaniamo a disposizione.

    ciao e continua a seguirci…

    Fabio

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