Lezione 22 – Tecnica Kirlian

2012-05-28
kirlian
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Sulla parete dello studio di ogni pranoterapeuta che si rispetti, c’è una foto della propria mano dalla quale partono aloni colorati e che dovrebbe dimostrarci (senza ombra di dubbio) la quantità di energia che tale mano sprigiona. 
Quella foto sulla parete del pranoterapeuta è un fotografia con effetto Kirlian e non dimostra proprio nulla di paranormale, ma solamente un fenomeno fisico ormai noto che non ha nulla a che fare con l’energia guaritrice che tanti vogliono vendere. 
Ma per capire questo fenomeno, bisogna cominciare a raccontare la storia dall’inizio; Davidevic Kirlian viveva a Krasnodar, in Unione Sovietica, e faceva riparazioni su apparecchi elettrici nel suo piccolo laboratorio. Kirlian non si era laureato, non era uno scienziato, non era un fotografo. Il ruolo più prestigioso che ottenne fu come riparatore ufficiale degli impianti elettrici dell’ospedale del suo paese.

Proprio in ospedale, mentre svolgeva il suo lavoro, fu colpito e percorso da una forte scarica elettrica. Fortunatamente non subì alcun danno fisico, ma durante l’incidente vide sprigionarsi dal proprio corpo dei raggi luminosi di diversi colori. Impressionato e incuriosito da tale fenomeno, Kirlian decise di fare di tutto per riuscire a trovare il modo di documentarlo. Scelse la fotografia come strumento di registrazione e inizio così i suoi esperimenti. All’epoca venivano usate ancora le lastre di vetro; la mano doveva essere a contatto con il vetro e appoggiata su un tavolo di legno che isolava così dal terreno. La lastra fotografica veniva appoggiata a un elettrodo collegato a un generatore e rimaneva avvolta in carta scura a trama fittissima per evitare che la luce potesse filtrare e impressionarla prima del tempo.

Così Kirlian, tramite un interruttore che gli diede una breve scossa, riuscì a scattare la sua prima fotografia elettrica, ma fu durante lo sviluppo in camera oscura che vide comparire sulla lastra la sua mano, con evidenza dello scheletro e con un misterioso alone intorno. Questi esperimenti continuarono su ogni parte del corpo e sempre si presentò quell’alone colorato che fu da lui definito “aura”, l’impronta dell’energia vitale del corpo fotografato che si sprigionava a ogni scatto. Con il tempo poté sperimentare su moderne pellicole e poi su pellicole a colori e fu quel punto che la sua “aura” prese colore, manifestandosi in sfumature di blu, rosso, giallo e arancione.
Kirlian era convinto di poter fotografare l’energia vitale delle persone, degli animali, dei vegetali, ma quando iniziò a fotografare oggetti inorganici, capì che il fenomeno doveva essere necessariamente di altro genere e svanì così la speranza di aver trovato l’essenza energetica.
L’effetto Kirlian fu brevettato nel 1948 a Mosca e –sebbene non sia effettivamente utile nella ricerca delle “bio energia”– fu ed è ancora largamente usato nell’industria metallurgica per analizzare la resistenza dei materiali all’usura e per studiare la conducibilità delle vernici.

È interessante la storia di Kirlian, ma è bene sapere che lui non fu il primo a sperimentare l’elettrofotografia, di cui i primi esperimenti risalgono al 1700. 
Nel 1880 Nikola Tesla fotografò alcune corone (così si chiamano gli aloni luminosi che vengono creati dal passaggio dell’elettricità) tramite la sua famosa bobina. Nel 1900 altri scienziati usarono la bobina Tesla per fotografare fenomeni elettrici, come fece successivamente l’elettricista russo.
Vediamo ora come ottenere l’effetto Kirlian: il processo è semplice, serve un una pellicola da collocare su una piastra metallica (piastra di scarico). L’oggetto da fotografare va posto sulla sommità della pellicola. Se l’oggetto da fotografare è inanimato (una moneta o una foglia) c’è bisogno di una messa a terra collegata all’oggetto. L’alta tensione viene rilasciata sulla piastra solo il tempo dell’esposizione. La scarica passa fra l’oggetto e la piastra di scarico e viene registrato sulla pellicola. Quando la pellicola viene sviluppata si potranno notare le corone create dal passaggio dell’elettricità.

Il processo Kirlian, essendo un processo di stampa a contatto, non richiede l’utilizzo di una telecamera o di una lente. Tuttavia, se la piastra metallica fosse sostituita con un elettrodo trasparente, sarebbe possibile utilizzare una telecamera standard o una videocamera. In rete si trovano facilmente le istruzioni di costruzione di apparecchi e supporti dedicati al Kirlian. È da sottolineare che il metodo risulta piuttosto economico e anche nelle soluzioni più complesse di DIY, non si superano mai le poche decine di Euro.
Ora che abbiamo compreso come funziona l’effetto Kirlian, possiamo dedurre facilmente come non ci sia nessuna implicazione paranormale nell’elettrofotografia. Tuttavia è vero che l’effetto Kirlian possa evidenziare alcuni fenomeni. Ad esempio lo stress, che può anche essere facilmente rilevato con una macchina della verità che si basa sulla misurazione della variazione di resistenza galvanica della pelle di una persona, può anche essere visto in una fotografia Kirlian come un cambiamento nella scarica a corona (aura). Questo cambiamento è facilmente spiegabile con la variazione di resistenza della pelle di una persona senza la necessità di evocare eventuali proprietà metafisiche.Tanti furono gli esperimenti fatti e che ancora si possono riprodurre. Il più curioso e incredibile tra questi, proprio perché non dà sempre risultati apprezzabili, è quello della “foglia fantasma”.

Qui una minuscola porzione di foglia viene tagliata e poi fotografata secondo il metodo elettrico. In una piccola percentuale di casi la porzione di taglio della foglia appare nella fotografia come “spettrale”, completamente alonata. Questo esperimento fu molto criticato dai ricercatori che non riuscirono a riprodurre l’effetto e che accusarono Kirlian di falsificare l’esperimento oltre che di spacciarlo scorrettamente per la prova di qualche energia paranormale. In effetti il risultato non è garantito.

Commenti

  1. scritto da Clarissa Fusco il 20/08/2012

    Mi piace!!!!

  2. scritto da Picoc il 20/08/2012

    Grazie mille 🙂

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