Lezione 28 – Tecnica Orton

2012-07-21
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La tecnica fotografica Orton, o effetto Orton, prende il nome dal fotografo canadese Michael Orton, il quale ha usato per primo questo tipo di effetto facendone un vero e proprio marchio di fabbrica. In un articolo per la rivista “Popular Photography”, Orton spiegava per la prima volta quella tecnica, la quale consiste principalmente nel sovrapporre, in camera oscura, due “trasparenti” della stessa immagine: il primo (quello relativo ai dettagli) “a fuoco” e sovraesposto; il secondo (quello relativo ai colori) “fuori fuoco” e ugualmente sovraesposto. Il risultato dell’esperimento sono delle immagini evocative, sognanti, nelle quali entra in gioco molto il sentimento che il fotografo cerca di esprimere attraverso i propri scatti. Non a caso lo stesso Micheal Orton spiega che l’ispirazione gli è venuta dalla tecnica pittorica dell’acquerello. Inizialmente utilizzata per le diapositive, la tecnica Orton oggi può essere facilmente trasferita nell’utilizzo d’un potente software per ritocco digitale. Andiamo nei dettagli.

Scatto dell’immagine

Essenziale per approcciarsi alla Tecnica Orton è l’utilizzo del treppiedi. La manipolazione del fuoco e della lunghezza focale, infatti, richiedono un’affidabile stabilità della fotocamera. Se l’inquadratura dovesse spostarsi, i due scatti non sarebbero più allineati e, di conseguenza, non sarebbe più possibile ottenere l’effetto desiderato. Si procede quindi con il primo scatto utilizzando un’apertura di diaframma pari a f16 o a f22 per ottenere la massima profondità di campo, e si sovraespone di un paio di stop. Per il secondo scatto utilizzeremo, invece, un’apertura di diaframma pari a f2.8 o f4 e sfocheremo l’immagine fino ad ottenere delle macchie di colore, con una sovraesposizione d’uno stop. Sovrapponendo le due diapositive su un unico telaio, potremo finalmente ammirare il risultato: immagine nitida e colori sfumati per un’atmosfera sognante.

Per ottenere il massimo dalla Tecnica Orton è bene tenere presente i seguenti accorgimenti:

– assicurarsi che le macchie di colore “fuori fuoco” siano leggermente più grandi dei particolari a fuoco (provate a ruotare l’anello nei due sensi per vedere in che direzione si ottiene l’alone migliore).

– si ottengono risultati migliori con la luce diffusa d’una giornata nuvolosa rispetto ai netti contrasti delle giornate luminose e terse. Inoltre è preferibile concedere poco spazio al cielo, ancora meglio se escluso del tutto dall’inquadratura.

– giocate con la sovraesposizione sperimentando differenti stop sulle foto sfocate e quelle a fuoco. Rispetto all’esempio iniziale potreste decidere di sovraesporre d’uno stop quella a fuoco e d’un paio di stop quella sfocata, oppure di 1+1/2 stop ognuna. L’importante è che il totale di sovraesposizione tra i due scatti sia di 3 stop: è quello che vi regalerà il risultato migliore. Come sempre, in fotografia, è bene sperimentare. D’altronde, lo stesso Michael Orton, se non avesse sperimentato, non avrebbe raggiunto l’effetto che stiamo illustrando.

Tecnica digitale

Viviamo nell’epoca della fotografia digitale. Il lavoro nella camera oscura classica sembra ormai riservato al mondo degli appassionati o a finalità artistiche difficili da raggiungere con il lavoro d’un potente software di foto-ritocco. Sappiate, dunque, che esistono dunque molti modi per utilizzare la Tecnica Orton anche con la fotografia digitale. Per illustrare queste possibilità ci viene in aiuto Darwin Wiggett, altro fotografo canadese, vero e proprio “discepolo” del più anziano Michael Orton.
Possiamo usare la stessa procedura usata per le diapositive analogiche, ovvero scattando due immagini distinte (una a fuoco, sovraesposta, con diaframma chiuso e l’altra sfocata, sovraesposta, con diaframma aperto) per poi sovrapporle con l’ausilio d’un software.
Wiggett dice di preferire l’utilizzo di foto digitalizzate già esistenti (da scansioni di pellicola o file di fotocamera digitale) e l’applicazione successiva della Tecnica Orton in post-produzione.
In particolare Wiggett ci mostra i passi da effettuare per operare con un software diffuso e conosciuto come Adobe Photoshop:

Metodo

Step 1

Aprire l'immagine su cui si vuole applicare la Tecnica Orton.

Step 2

Creare un duplicato dell'immagine (Immagine> Duplica).

Step 3

Chiudere l'immagine originale per evitare di apportare cambiamenti non voluti.

Step 4

Schiarire l'immagine duplicata (Immagine> Applica immagine). Quindi nella finestra di dialogo modificare la modalità blending su "screen" e l'opacità al 100%. Questo vi darà un'immagine adeguatamente sovraesposta.

Step 5

Duplicare l'immagine sovraesposta (Immagine> Duplica).

Step 6

Sfocare la seconda immagine (Filter> Blur> Gaussian Blur). Nella finestra di dialogo utilizzare un raggio tra 15 e 50 pixel: maggiore sarà l'impostazione dei pixel, più sfocata e "pittorica" sarà l'immagine finale. Ancora una volta l'invito a sperimentare impostazioni diverse. Wiggett, ad esempio, agisce in un range di 25 pixel che funziona bene con file digitali da 50-100 MB.

Step 7

Selezionare lo strumento "sposta" dalla barra di Photoshop (o semplicemente premere il tasto "V" sulla tastiera per un più rapido accesso allo strumento di spostamento). Tenere premuto il tasto "shift" e utilizzare il mouse per trascinare e rilasciare l'immagine sfocata su quella a fuoco (non lasciar andare il tasto fino a quando, dopo aver rilasciato il pulsante del mouse, le immagini non saranno in perfetto allineamento).

Step 8

Nella palette "Livelli" di Photoshop, nel menu di miscelazione cambiare la modalità da "Normale" a "Moltiplica".

Step 9

Ora unire i due livelli (premendo" CTRL + E o facendo clic sul triangolo a lato nella palette Livell)i per selezionare 'Unire le immagini'.

Step 10

A questo punto avrete ottenuto la vostra immagine Orton utilizzando semplicemente gli strumenti di post-produzione d'un potente software come Photoshop.

Commenti

  1. scritto da Riccardo il 10/11/2015

    in passato ho utilizzato questa tecnica con le diapositive, senza conoscerne la fonte (Michael Orton) ma trovando le indicazioni su un numero (molto vecchio) di “tuttifotografi”.
    Oggi proverò a riutilizzarla in digitale.
    Grazie.

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