Lezione 4 – Tempo di esposizione

2011-06-03
Esposizione
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Catturare un immagine, scattare una fotografia, è un operazione tutt’altro che semplice. Padroneggiare una macchina fotografica, vuol dire avere una ottima conoscenza non solo della macchina che si usa, di tutte le sue componenti, ma anche di tutta una serie di accorgimenti di fondamentale importanza, e dai quali dipende il tipo di foto che si ha intenzione di realizzare. Così il tempo di esposizione
, l’apertura del diaframma, o il tipo di pellicola utilizzata, giocano un ruolo importantissimo per la resa finale. In modo particolare quando nella scena, sono presenti diversi oggetti in movimento, rispetto ad altri immobili, dalla scelta delle impostazioni iniziali, scaturirà il tipo di impressione che ne verrà fuori. In fotografia “esposizione” indica il tempo, espresso in secondi, durante il quale, la pellicola, ovvero l’elemento fotosensibile, subisce l’esposizione alla luce solare. Più frequentemente, per convenzione, il termine indica la quantità di luce, che attraversa l’obiettivo, nella suddetta durata di tempo. L’esposizione si misura in EV ovvero “misura di esposizione”, e si determina con l’aiuto di un sensore che prende il nome di esposimetro.

Come si determina?

Il tempo di esposizione, o tempo di otturazione, o velocità di scatto, o tempo di scatto è determinato, sono le frazioni di secondo durante il quale l’otturatore della macchina fotografia sta aperto per consentire ai raggi solari di entrare nell’obbiettivo e impregnarsi nella pellicola, o nel sensore nel caso di macchine digitali. Le macchine digitali di ultima generazione infatti, non utilizzano più la pellicola, per questo sono dotate di un sensore, che imita la fotoreazione della pellicola, garantendo il medesimo risultato.

In parallelo con il diaframma, il tempo di esposizione regola la corretta quantità di luce che occorre per ottenere una foto con la giusta esposizione. Non si fa altro che imitare l’occhio umano: il diaframma ricopre il ruolo della pupilla, mentre l’otturatore ricorda la funzione che svolge la palpebra. Un tempo rapido va ad accoppiarsi ad un apertura focale ampia, e viceversa. In tutti i casi, la quantità di luce, che andrà ad impressionarsi sulla pellicola, sarà sempre quantizzata in egual modo e la scelta del rapporto tra la coppia, sarà sempre a discrezione del fotografo, e della fotografia che si ha intenzione di realizzare.

I valori presenti sul selettore di una macchina fotografica Reflex, consentono di regolare i tempi, e indicano frazioni di secondo: dunque 125 sta ad indicare 1/125 di secondo o 60 sta per 1/60 di secondo. La scala dei tempi standardizzata è tale che il valore precedente è la metà del successivo. Quando in epoca antica si utilizzava la dagherrotipia, ovvero il primo procedimento per l’impressione di immagini che sfruttava la luce, occorrevano tempi di esposizione molto lunghi, il che necessitava soggetti che rimanessero immobili il più a lungo possibile, cosa facile per una natura morta, meno semplice nel caso di soggetti vivi. Ciò dipendeva dalla scarsa fotosensibilità delle pellicole utilizzate durante il secolo scorso. L’esposizione dipende fondamentalmente da tre varianti: il tempo, che si determina manualmente dal corpo della macchina, l’apertura del diaframma che si imposta dall’obbiettivo, e la qualità della pellicola che si utilizza. La modifica di questi parametri comporta una significativa influenza sul modo in cui il movimento dei soggetti si impressiona sulla pellicola. Di fondamentale rilevanza quando si ha intenzione di cogliere il movimento dell’acqua, del vento, di un cavallo in corsa o di una ballerina che gira. Usare tempi rapidi come 1/7000, può essere utile per congelare la pale di un elicottero che ruotano ad altissima velocità, o l’attimo preciso, e in perfetta nitidezza, del maratoneta che taglia il traguardo.

Per evitare l’effetto ” mosso ” occorre usare tempi brevi. Una foto mossa è quella che imprime su pellicola l’intero movimento e appare tutt’altro che nitida. Anche l’andamento dello specchio che riflette può determinare l’effetto mosso. Un metodo molto semplice da memorizzare e di grande aiuto se si vuole ovviare a questa problematica è quello che prende in considerazione la distanza focale dell’obbiettivo che si usa. Con un obbiettivo di 50 mm e una camera di 35 mm, ovvero una macchina base che comunemente è facile da trovare in commercio e che viene consigliata sopratutto per chi è alle prime armi, il tempo da impostare per evitare il mosso, è quello che più si avvicina alla focale dell’obbiettivo dunque 1/60; se si sceglie invece un teleobbiettivo da 300 mm si sceglierà 1/500. Non sempre però il fotografo è alla ricerca della resa perfettamente nitida. Utilizzare tempi molto lunghi ad esempio, e di aiuto se si vuole enfatizzare l’immagine e il suo movimento, e si cuole regalare un tocco poetico al soggetto, a scapito della chiarezza del dettaglio. Il soggetto si presenta sfocato e esteso lungo la direttrice del movimento. L’effetto mosso può attribuirsi a l’immagine in tutta la sua estensione o riguardare soltanto un parte di essa.

Ed è proprio in questo caso che deve necessariamente entrare in gioco il corretto bilanciamento della coppia di varianti. Specialmente nella fotografia a soggetto d’azione o a soggetto sportivo il mosso è una tecnica ormai assodata capace di dare corpo alla velocità del soggetto. Ma anche in questo caso non è detto che sia debba necessariamente rinunciare ai particolari. Per evitare la perdita della nitidezza, del solo soggetto principale ad esempio, si usa una particolare tecnica, denominata “panning”. Consiste nel muovere la fotocamera parallelamente al movimento del soggetto, cercando di seguire il percorso in essere. Molta pratica porterà alla realizzazione di fotografie con un protagonista fermo su di uno sfondo nettamente in movimento, essendo partiti dal procedimento inverso. Se si parla di fotografia artistica invece si fa riferimento al “mosso creativo” , in cui l’autore desidera l’effetto in movimento, per aggiungere dettaglio estetico alla propria opera d’arte, tramite questo semplice espediente.

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